"La maggior parte delle situazioni in cui ci mettiamo
non si sarebbero mai spinte così lontano se non le avessimo aiutate"
José Saramago

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Durante lo United European Gastroenterology Week 2016 tenutosi a Vienna si è discusso di come delle proteine presenti nel grano possano attivare il sistema immunitario ed eventualmente peggiorare la sintomatologia di altre patologie non strettamente correlate con l’apparato digerente. In questi anni si è parlato molto dell’impatto del glutine a livello intestinale, ma una nuova ricerca mette in guardia sulla presenza di un’altra famiglia di proteine contenute nel grano chiamate inibitori dell’amilasi-tripsina (ATI). Queste proteine sono normalmente prodotte dalla pianta per difendersi dall’attacco dei parassiti e sono inoltre necessarie per lo sviluppo embrionale del seme. Lo studio mostra come queste proteine possano portare allo sviluppo di processi infiammatori a carico di linfonodi, reni, milza e cervello. Ulteriori evidenze, invece, suggeriscono che le ATI possano peggiorare i sintomi in patologie preesistenti come sclerosi multipla, asma, artrite reumatoide, patologie epatiche ed intestinali. Il professor Schuppan dell’Università Johannes Gutenberg in Germania, capo del team di ricercatori, spiega che il tipo di infiammazione che si osserva nella sensibilità al glutine non celiaca sia differente da quella del morbo celiaco, ma non credono sia causata dal glutine. I pazienti affetti da questa condizione accusano dei sintomi che però svaniscono nel momento in cui iniziano a seguire un regime alimentare gluten-free. Dal momento che il glutine non sembra correlato con la comparsa di questi sintomi, si ipotizza che le cause siano altre; probabilmente proprio la presenza delle proteine ATI. Il Professor Schuppan, si augura che approfondendo la ricerca si possa ridefinire la patologia della sensibilità al glutine non celiaca, magari cambiando il nome, nel caso in cui si scoprisse che il glutine non sia più il solo responsabile della patologia. Inoltre il team di ricercatori spera di poter affermare un giorno che una dieta senza alimenti contenenti le proteine ATI possa essere utile al trattamento delle patologie infiammatorie croniche.

 
 
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